Nel panorama internazionale, la cura degli anziani è sempre più legata alla tecnologia assistiva: telemedicina, robotica, sensori IoT e piattaforme digitali di monitoraggio remoto sono ormai parte integrante dei modelli di long‑term care in paesi come Giappone, Corea del Sud e Germania. In Italia, invece, la situazione è quasi immobile. Le RSA e i servizi domiciliari restano privi di investimenti strutturali, nonostante le competenze tecniche e le soluzioni siano già disponibili sul mercato .

Telemedicina e robotica: opportunità mancate

La telemedicina potrebbe ridurre ricoveri impropri e migliorare la continuità assistenziale, ma le sperimentazioni sono frammentarie. La robotica di supporto - dai dispositivi per la mobilità agli assistenti intelligenti - è ancora confinata a progetti pilota. Il problema non è tecnologico, ma organizzativo e finanziario: mancano visione strategica e risorse per garantire continuità alle iniziative innovative .

Il paradosso digitale

Anche dove la legge prevede strumenti di digitalizzazione, come il Fascicolo Sanitario Elettronico, l'accesso è limitato: in alcune regioni il consenso al trattamento dei dati è fermo al 4‑5%, e per un anziano di 85 anni usare SPID o CIE è quasi impossibile . La normativa, pur ambiziosa, si svuota nei decreti attuativi, lasciando l'innovazione “sulla carta”.

La via possibile

Gli esperti propongono di investire in telemonitoraggio, robotica e sistemi IoT come risposta strutturale al care gap: ogni anziano assistito da tecnologie di supporto richiede meno ore di assistenza manuale e riceve cure più sicure e personalizzate . Serve però un piano nazionale dedicato, con fondi vincolati e partnership pubblico‑private per la ricerca applicata.