La risposta alle fragilità sociali e l'invecchiamento della popolazione richiedono nuovi modelli di governance. Intanto, in Lombardia la spesa sociale cresce, ma le famiglie sostengono il peso economico della non autosufficienza.

Negli ultimi anni il sistema di protezione sociale sta affrontando una trasformazione profonda. Rispondere alle sfide attuali richiede sempre più il coinvolgimento sinergico di attori pubblici e privati, istituzioni e Terzo Settore: soggetti diversi per risorse e competenze, ma uniti dall'esigenza di fare rete.

Questa collaborazione nella costruzione dei servizi si articola su due livelli fondamentali:

La co-programmazione, ovvero la lettura condivisa dei bisogni della comunità per individuare priorità, risorse e strategie;

La co-progettazione, finalizzata a definire ed erogare interventi e servizi specifici sul territorio.

Un'alleanza necessaria, soprattutto di fronte all'aumento delle condizioni di povertà e a un disagio abitativo sempre più diffuso, spinto dalle difficoltà nel sostenere i costi di locazione.

Mappa delle fragilità: come cambiano i bisogni

I Servizi Sociali e Sanitari registrano una trasformazione evidente delle domande di aiuto. Facciamo degli esempi:

Impoverimento economico: legato a precarietà lavorativa e bassi livelli di reddito;

Disagio sociale negli adulti: generato da instabilità lavorativa, abitazioni inadeguate e carenza di relazioni affettive solide;

Fragilità familiare: dove le difficoltà economiche si sommano a fragilità educative e relazionali, con ripercussioni dirette sui più giovani e un aumento delle situazioni di rischio intrafamiliare per i minori;

Integrazione socio-culturale: un tema che continua a richiedere attenzione nel contesto dell'immigrazione, pur registrando criticità più contenute.

A questo quadro si aggiunge un forte trend demografico: l'invecchiamento della popolazione. Gli anziani sono sempre più numerosi, meno attivi e spesso soli, privi di reti di prossimità in grado di sostenerli. Il risultato? Un aumento della necessità di long-term care, liste d'attesa interminabili e una sanità a due velocità.

La spesa sociale in Lombardia: i numeri del 2024(fonte Regione Lombardia)

In questo scenario, i Comuni lombardi hanno aumentato il proprio impegno economico. A consuntivo 2024, la spesa sociale complessiva (in gestione singola e associata nei Piani di Zona) ha raggiunto 2,14 miliardi di euro, con un incremento del +6,17% rispetto all'anno precedente.

Tradotto in termini pro-capite, i Comuni hanno investito mediamente 213,70 euro per residente (12 euro in più rispetto al 2023). La mappa della spesa evidenzia tuttavia forti differenze territoriali:

Cremona guida la classifica regionale con 273,50 euro pro-capite;

Seguono Milano (236,10 €), Monza e Brianza (228,20 €) e Lecco (206,40 €);

Chiudono la fila Lodi (153,70 €) e Pavia (151,80 €).

Per quanto riguarda i settori di intervento, l'area Famiglia e Minori assorbe la quota maggiore (35% del totale), pari a 748,9 milioni di euro (+32 milioni sul 2023). Segue l'area Disabilità con 543,4 milioni di euro (+10%, pari a +49 milioni). Anche le risorse destinate agli Anziani crescono dell'8% (+10,7 milioni).

Va segnalata inoltre la quota di compartecipazione sociale per le unità sociosanitarie e per gli anziani: la spesa continua a concentrarsi su presidi residenziali e diurni stabili. Un esempio su tutti sono le RSA, i cui costi dedicati ai ricoveri continuativi/definitivi sono saliti da 90,4 milioni nel 2023 a 99,7 milioni di euro nel 2024.

In un panorama segnato dalla transizione demografica, la vera sfida dei prossimi anni sarà la sostenibilità dell'assistenza domestica e l'individuazione di misure concrete per alleggerire il carico che grava sui caregiver familiari.

Il panorama delle RSA lombarde: redditività, domanda e nodi critici

Quando la cura a domicilio non è più sostenibile, l'ingresso in una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) diventa spesso una scelta obbligata per le famiglie. Ma quale scenario si trova di fronte chi deve compiere questo passo?

I dati 2025 dell'Osservatorio RSA confermano una crescita costante delle strutture in Lombardia: a fine 2025 se ne contano 738, con un saldo positivo di 9 strutture rispetto al 2024 (+26 negli ultimi cinque anni e +72 nell'ultimo decennio). Numeri che attestano la redditività del settore, spinto da una domanda di assistenza ininterrotta.

La struttura del settore evidenzia una netta prevalenza dell'iniziativa privata:

Natura giuridica: solo il 5% delle RSA lombarde è pubblico, mentre il restante 95% è privato (680 accreditate e 21 non accreditate);

Gestione: il 62% delle strutture fa capo a enti/società non-Onlus (458), mentre il 38% è gestito da enti Onlus (280).

La dotazione media regionale si attesta da tre anni al 2,85% di posti letto ogni 100 anziani residenti, con punte più elevate nei territori provinciali più piccoli (4,67% nell'ATS Pavia, 4,22% nell'ATS Valpadana e 3,92% nell'ATS Montagna).

I posti letto si suddividono in quattro categorie: autorizzati, accreditati, contrattualizzati e solventi. Quando i posti contrattualizzati faticano a crescere rispetto a quelli in solvenza privata, la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie subisce inevitabilmente un'impennata.

Reti di cura, demenze e l'impatto sulle famiglie

Un fenomeno in costante aumento riguarda la presa in carico delle persone affette da demenza o Alzheimer, che in Lombardia raggiungono quota 33.254. Nel 2025 si contano 195 Nuclei Alzheimer dedicati, per un totale di 4.910 posti letto. Nonostante un incremento di 330 posti rispetto al 2024, il fabbisogno reale resta nettamente superiore all'offerta.

Le RSA rientrano tra i servizi di lungo-assistenza: pur erogando prestazioni sanitarie per conto del SSN, la loro componente assistenziale è prevalente. In base ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), i costi per la lungo-assistenza residenziale sono coperti per il 50% dal Servizio Sanitario Regionale, mentre il rimanente 50% rimane a carico dell'ospite e/o della famiglia (con eventuale integrazione del Comune nei casi previsti).

Di fatto, le rette mensili medie in Lombardia oscillano tra i 2.300 € e i 2.500 €, con vette ancora superiori a Milano e nei grandi centri urbani. Di fronte a pensioni medie di 1.300-1.400 € e a un'indennità di accompagnamento spesso insufficiente, il peso economico dell'assistenza ricade in massima parte sulle famiglie.

Oltre ai costi, rimangono aperti altri elementi di forte criticità:

Liste d'attesa importanti: nel 2025 si registrano quasi 122.000 domande (inclusi i depositi multipli presso più strutture), circa 8.000 in più rispetto al 2024. I tempi di attesa variano da diversi mesi fino a un paio d'anni, specie per i reparti specifici come i nuclei Alzheimer.

Carenza di personale: persiste la difficoltà strutturale nel reperire infermieri e Operatori Socio-Sanitari (OSS) qualificati.

Saturazione delle strutture: le strutture attive con posti contrattualizzati (tra i 57.000 e i 65.000 posti) lavorano a un tasso di occupazione prossimo al 98%.

Un patrimonio da valorizzare e le prospettive per il futuro

Nonostante le criticità, il sistema residenziale lombardo rappresenta un presidio di sicurezza e attenzione alla persona. La rete storica di RSA - composta da fondazioni, enti religiosi, gestori privati e strutture pubbliche - garantisce una copertura capillare del territorio.

La maggior parte delle strutture si distingue per l'attenzione ai bisogni primari, il rispetto della dignità degli ospiti, la tutela della privacy e la promozione delle autonomie residue, favorendo il dialogo tra professionisti, ospiti, famiglie e comunità locali. Inoltre, si rileva un progressivo sviluppo dell'integrazione con l'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), utile per alleggerire la pressione sulle strutture residenziali.

In prospettiva, la vera sfida sarà garantire equità e uniformità: definire uno standard chiaro ed equo di prestazioni per tutti gli ospiti delle RSA accreditate, affinché il diritto alla cura sia garantito a ciascun cittadino, indipendentemente dal comune di residenza o dalla disponibilità economica della famiglia.

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