L'anziano che arriva oggi in RSA è molto diverso da quello di trent'anni fa. Quello che arriverà nei prossimi dieci o quindici anni lo sarà ancora di più.
Molti hanno tatuaggi, usano smartphone e social network, hanno viaggiato, cambiato lavoro più volte, vissuto separazioni, nuovi matrimoni e famiglie allargate. Sono le generazioni del rock, della televisione commerciale, delle vacanze low cost e dell'individualismo moderno. Persone che hanno costruito la propria identità attorno all'autonomia e alla libertà di scelta.
Per decenni il settore della non autosufficienza ha immaginato l'anziano come una figura relativamente omogenea. Oggi quel modello sta rapidamente invecchiando.
Le RSA si trovano davanti a una trasformazione culturale profonda. Chi entrerà nelle strutture nei prossimi anni pretenderà spazi più personalizzati, maggiore autonomia nelle scelte quotidiane, attività meno standardizzate e una vita sociale più vicina alle abitudini costruite durante l'età adulta.
Non si tratta di dettagli. Una generazione che ha scelto come vestirsi, cosa ascoltare e come vivere difficilmente accetterà programmi uguali per tutti.
Cambieranno anche le richieste delle famiglie. Sempre più persone considerano la qualità della vita importante quanto la qualità dell'assistenza. La domanda non sarà soltanto se la struttura cura bene, ma se consente di continuare a essere se stessi.
Alcune esperienze internazionali stanno già andando in questa direzione. Ambienti domestici invece che ospedalieri, orari più flessibili, offerta culturale personalizzata, maggiore partecipazione degli ospiti alle decisioni che riguardano la vita della comunità.
La sfida riguarda anche gli operatori. Comprendere la biografia di una persona diventerà sempre più importante quanto conoscerne la storia clinica. Dietro un tatuaggio, una passione musicale o una collezione di vinili possono esserci elementi decisivi per costruire relazioni, attività e percorsi assistenziali significativi.
In fondo il tema è questo: stiamo entrando nell'epoca in cui i "vecchi" non assomigliano più all'idea tradizionale di vecchiaia.
Le RSA che sapranno cogliere per prime questo cambiamento non si limiteranno ad adattarsi a una nuova generazione di ospiti. Anticiperanno il futuro della cura.
Perché i prossimi ottantenni non sono cresciuti con il valzer. Sono cresciuti con il rock. E si aspettano di continuare ad ascoltarlo anche dopo l'ingresso in struttura.
Leggi anche:TikTok e case di riposo: dove finisce l'intrattenimento e inizia la violazione della dignità