Nelle RSA italiane la presenza dello psicologo è diventata una componente essenziale della cura, anche se spesso resta silenziosa, quasi invisibile. L'ingresso in struttura è per molti anziani una frattura: si lascia la casa, le abitudini, la rete familiare. Lo psicologo interviene proprio in questo passaggio, aiutando a gestire ansia, disorientamento, perdita di autonomia, monitorando depressione, decadimento cognitivo e disturbi del comportamento. Il suo lavoro non è un semplice conforto emotivo: è un'attività clinica che incide direttamente sulla qualità della vita.
La fragilità non riguarda solo gli ospiti. Le famiglie vivono spesso sensi di colpa, aspettative irrealistiche, conflitti con la struttura. Lo psicologo diventa un ponte, una figura che accompagna, chiarisce, riduce tensioni e permette di mantenere un rapporto più stabile con la vita quotidiana dell'anziano.
Anche gli operatori hanno bisogno di sostegno. Turni pesanti, carichi emotivi elevati e la gestione quotidiana della sofferenza possono logorare. Lo psicologo lavora con loro per prevenire il burnout, migliorare la comunicazione interna, affrontare lo stress e rafforzare la coesione dell'équipe. Una RSA che funziona bene è quasi sempre una RSA dove lo psicologo opera anche dietro le quinte, senza clamore.
La pandemia ha reso evidente quanto questa figura sia cruciale. Durante le ondate di Covid ha gestito isolamento, paura, lutti, ha sostenuto operatori sotto pressione e ha aiutato le famiglie a mantenere un contatto emotivo quando quello fisico era impossibile. Oggi, con il virus diventato endemico e con varianti che continuano a circolare, il suo ruolo resta centrale: proteggere la salute mentale è parte integrante della protezione sanitaria.
Nonostante tutto, in molte RSA lo psicologo ha poche ore o un ruolo marginale. È un errore strutturale. La cura non è solo clinica: è relazione, continuità, ascolto. E senza psicologi questo pezzo fondamentale si perde. In un Paese che invecchia rapidamente, la loro presenza dovrebbe essere considerata essenziale quanto quella di medici e infermieri.