Bergamo. Alla Rsa Carisma una lavoratrice viene intimidita dal familiare di un'ospite. Fin qui, un episodio grave ma gestibile con procedure e protezioni adeguate. Invece, la direzione sceglie la strada opposta: la dipendente viene convocata senza preavviso, messa davanti a più dirigenti, senza la possibilità di avere accanto un rappresentante sindacale. Un metodo che ignora lo spirito dell'articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori e che, secondo la Cisl Fp, viola l'obbligo di tutela previsto dall'articolo 2087 del Codice Civile.
Dopo la riunione, il colpo di coda: trasferimento immediato in un altro reparto, giustificato con “esigenze organizzative”, e ferie cancellate nonostante fossero già confermate. Per il sindacato non è un caso isolato. È un segnale di un sistema che scricchiola.
La Cisl Fp Bergamo punta il dito contro il modello Rsa della provincia: rette alle stelle, personale sotto pressione, sicurezza degli operatori affidata a cambi turno improvvisati e spostamenti a metà servizio. I numeri confermano la deriva: la retta media giornaliera è salita da 65,18 euro nel 2021 a 76,50 nel 2025, +17,4%, il balzo più alto della Lombardia. Tradotto: 2.300 euro al mese, più i servizi fuori retta. Un costo che pesa sulle famiglie e non migliora le condizioni di chi lavora.
La richiesta del sindacato è netta: fare chiarezza. Perché dietro un singolo episodio c'è un sistema che non regge più.
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