Il Trentino avvia una delle sperimentazioni più interessanti del panorama nazionale: nuovi nuclei residenziali dedicati ad anziani non autosufficienti, ma con bisogni sanitari meno complessi rispetto agli ospiti tradizionali delle RSA. È un progetto biennale che coinvolge otto strutture e mette a disposizione 48 posti con un obiettivo chiaro: usare meglio le risorse disponibili e rispondere alla domanda crescente di assistenza continuativa.

La Provincia autonoma di Trento ha scelto di intervenire su un nodo che da anni affligge il sistema: la rigidità dei criteri di accesso. Molti anziani non autosufficienti non trovano posto nelle RSA perché non presentano bisogni sanitari “sufficientemente elevati”, pur non potendo più vivere in sicurezza a domicilio. La sperimentazione prova a colmare questo vuoto, creando un livello intermedio di residenzialità che non sostituisce la RSA tradizionale, ma la affianca.

I nuovi nuclei accoglieranno persone con limitazioni funzionali, fragilità cognitive iniziali, problemi di autonomia e necessità di supervisione quotidiana. Non si tratta di “autosufficienti”, ma di anziani che non richiedono interventi sanitari complessi. L'assistenza sarà garantita da OSS, infermieri e fisioterapisti, con una presenza medica calibrata sul fabbisogno reale. Ogni ospite avrà un PAI dedicato, costruito per mantenere capacità residue, prevenire il declino e sostenere la qualità della vita.

La sperimentazione nasce anche per rispondere a un problema strutturale: la pressione sulle liste d'attesa. In Trentino, come nel resto d'Italia, la domanda supera l'offerta e molti anziani restano sospesi tra domiciliarità insufficiente e residenzialità non accessibile. Creare posti “a minor fabbisogno” significa liberare risorse, evitare ricoveri impropri e garantire percorsi più coerenti con i bisogni reali.

Le RSA coinvolte dovranno dimostrare di saper gestire un modello più flessibile, capace di integrare attività di stimolazione cognitiva, mobilizzazione quotidiana, socializzazione e monitoraggio clinico leggero. È un cambio culturale: non più solo luoghi di cura intensiva, ma spazi di vita protetta per chi non può più vivere da solo, ma non necessita di un reparto ad alta intensità assistenziale.

La sperimentazione durerà dal 1° ottobre 2026 al 30 settembre 2028. Al termine, la Provincia valuterà indicatori di qualità, sostenibilità economica, soddisfazione delle famiglie e impatto sulle liste d'attesa. Se i risultati saranno positivi, il modello potrebbe diventare strutturale e replicabile in altre regioni.

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