Il Paese più vecchio d'Europa continua a non avere abbastanza RSA. La fotografia è brutale: 22 posti letto ogni mille over 65, contro i 41 della media OCSE. È una carenza strutturale, non un incidente statistico. E il divario territoriale racconta un'Italia spaccata: 10,5 posti nel Nord‑Est, 3,4 nel Sud. Due velocità, due fragilità, due modi di invecchiare.

Per provare a riempire il vuoto, il gruppo Sereni Orizzonti ha messo sul tavolo un piano da 200 milioni di euro: 20 nuove RSA distribuite tra Toscana, Piemonte, Friuli‑Venezia Giulia, Emilia‑Romagna, Veneto e Sardegna. Un'espansione che non nasce da ambizione industriale, ma da pura necessità demografica.

La curva della non autosufficienza è già tracciata: 5 milioni di anziani fragili nel 2030, due milioni in più rispetto a oggi. Una pressione che nessun sistema di cura, così com'è, può reggere.

Le nuove strutture saranno più sanitarie, più ecosostenibili, più domotiche. Ma la tecnologia non risolve il nodo centrale: mancano OSS, mancano infermieri, manca formazione continua. Senza personale, le RSA restano edifici vuoti. E il rischio è che l'Italia costruisca muri nuovi senza trovare mani che possano prendersi cura di chi ci vivrà dentro.