La Cgil Piemonte e Federconsumatori aprono una vertenza contro le Asl: nelle RSA, denunciano, la quota sanitaria del 50% per le persone non autosufficienti non viene garantita, e migliaia di famiglie continuano a pagare rette intere come se l'assistenza fosse totalmente privata. Il contesto è quello di una regione che invecchia rapidamente e che oggi conta oltre 12 mila anziani in lista d'attesa, un aumento netto rispetto ai 9 mila registrati un anno fa.
La diffida inviata alle Direzioni generali delle Asl punta alla delibera regionale del 2013, accusata di essere applicata in modo restrittivo. Il segretario Cgil Giorgio Airaudo lo dice senza giri di parole: il diritto all'assistenza è costituzionale, i bilanci non possono diventare un alibi. Intanto le famiglie si arrangiano come possono: c'è chi vende beni di famiglia, chi si indebita con le finanziarie, chi paga mesi di rette senza che la valutazione geriatrica arrivi. Nelle liste d'attesa figurano 892 casi urgenti, 3.325 non urgenti e 7.399 differibili, mentre circa 2.500 persone già ricoverate non risultano nemmeno nelle graduatorie perché la valutazione non è stata ancora richiesta.
La vertenza entra ora nella fase operativa: Cgil, Spi e Federconsumatori aprono sportelli per assistere i cittadini e avviare ricorsi individuali. Se le Asl non risponderanno, si passerà alle azioni collettive, fino alla possibilità di una class action. Il nodo è sempre lo stesso: la quota sanitaria non è un'opzione, è un diritto. E in Piemonte, oggi, è il punto più fragile dell'intero sistema di long-term care.
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